Come funziona la rivalutazione annuale e perché non è uguale per tutte le pensioni
Nel 2026 l'indice provvisorio è l'1,4 per cento, ma non tutti lo ricevono per intero. Le tre fasce, con qualche esempio in euro.
Ogni gennaio, sul primo cedolino dell'anno, la pensione cambia di qualche euro. Chi ne parla con amici o parenti scopre presto che l'aumento non è stato uguale per tutti, anche in percentuale. Non è un errore e non è una scelta discrezionale dell'INPS: è il modo in cui la legge costruisce la rivalutazione, chiamata anche perequazione automatica.
Questo è il quarto e ultimo capitolo della nostra serie sulle carte della pensione. Qui vediamo come funziona il meccanismo nel 2026, con alcuni esempi in euro.
Che cos'è la rivalutazione
La rivalutazione serve a proteggere la pensione dall'aumento dei prezzi. Ogni anno un decreto dei ministeri dell'Economia e del Lavoro fissa la percentuale di aumento, sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L'INPS la applica dal 1° gennaio a tutte le pensioni che paga, sommando i trattamenti di chi ne riceve più d'uno.
Non è un aumento in senso stretto, ma un adeguamento: serve a far sì che con la pensione si compri, più o meno, quello che si comprava l'anno prima. Per questo, nei periodi di inflazione bassa, la rivalutazione è modesta.
Un indice provvisorio
Per il 2026 il decreto interministeriale del 19 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre, ha fissato una rivalutazione provvisoria dell'1,4 per cento. Provvisoria perché a novembre i dati sui prezzi dell'anno non sono ancora definitivi. L'indice viene confermato o corretto con il decreto dell'anno successivo. Se il dato definitivo risulta diverso, la differenza viene recuperata o pagata con un conguaglio.
Per il 2025 questo passaggio si è chiuso senza sorprese: l'indice dello 0,8 per cento è stato confermato come definitivo, e la circolare INPS di dicembre precisa che per quell'anno non è dovuto alcun conguaglio.
Le tre fasce del 2026
La percentuale piena spetta solo fino a una certa cifra. Oltre, si applica una quota ridotta. Le fasce sono quelle della legge 160 del 2019, confermate per il 2026, e sono misurate in multipli del trattamento minimo del 2025, che era di 603,40 euro al mese.
| Fascia di importo | Quota dell'indice | Aumento |
|---|---|---|
| Fino a 2.413,60 € (4 volte il minimo) | 100% | 1,40% |
| Da 2.413,61 a 3.017,00 € (tra 4 e 5 volte) | 90% | 1,26% |
| Oltre 3.017,00 € (più di 5 volte) | 75% | 1,05% |
Perché si calcola a scaglioni
Il dettaglio decisivo è che le percentuali si applicano a fasce, non all'intera pensione. Funziona come l'IRPEF: una pensione di 2.800 euro riceve l'1,4 per cento sui primi 2.413,60 euro e l'1,26 per cento solo sulla parte che eccede. Nessuno, quindi, perde nel passaggio da una fascia all'altra: superare la soglia di un euro non fa scendere l'aumento su tutto l'importo.
Questo meccanismo non è stato sempre in vigore. Nel 2023 e nel 2024 la legge aveva previsto percentuali ridotte applicate all'intero importo delle pensioni più alte, con effetti più pesanti. Dal 2025 si è tornati al sistema per fasce, che resta quello del 2026.
Quattro pensioni a confronto
Gli esempi che seguono sono illustrativi e riguardano importi lordi mensili. Non tengono conto di trattenute fiscali, di altre voci del cedolino né di eventuali conguagli.
| Pensione 2025 | Aumento mensile | Pensione 2026 | Aumento effettivo |
|---|---|---|---|
| 1.000,00 € | +14,00 € | 1.014,00 € | 1,40% |
| 2.000,00 € | +28,00 € | 2.028,00 € | 1,40% |
| 2.800,00 € | +38,66 € | 2.838,66 € | 1,38% |
| 4.000,00 € | +51,71 € | 4.051,71 € | 1,29% |
Esempio illustrativo. Con l'1,4 per cento applicato a tutto l'importo l'aumento sarebbe stato di 56 euro. La differenza, poco più di 4 euro, è l'effetto delle fasce. Gli importi effettivi sono quelli calcolati dall'INPS.
Il caso delle pensioni minime
Per le pensioni più basse il 2026 ha previsto qualcosa in più. Oltre alla rivalutazione ordinaria, che porta il trattamento minimo a 611,85 euro, la legge ha riconosciuto alle pensioni pari o inferiori al minimo un incremento aggiuntivo dell'1,3 per cento, fino a un massimo di 7,95 euro al mese. Chi ne ha diritto arriva così a 619,80 euro. Per questo incremento non conta il reddito.
È una voce diversa sia dall'integrazione al minimo sia dalla maggiorazione sociale, che dipendono invece dal reddito e, nel secondo caso, dall'età. Sul cedolino le tre cose possono convivere.
Lordo, netto e cedolino di gennaio
Le percentuali riguardano il lordo. Sul netto l'effetto può essere diverso, perché a gennaio cambiano anche le trattenute: l'IRPEF mensile, le addizionali regionali e comunali dell'anno precedente rateizzate, gli eventuali conguagli fiscali. Per questo può capitare di vedere un netto di gennaio uguale o addirittura inferiore a quello di dicembre, pur con una pensione lorda più alta.
Il modo più sicuro per capire che cosa è successo è confrontare le voci del cedolino, non l'accredito in banca. Chi ha un reddito basso può trovare utile anche la nostra pagina sulla no tax area, che spiega perché per alcuni l'imposta resta a zero. Chi ha più di 64 anni e un reddito contenuto troverà a luglio anche la quattordicesima, che segue regole proprie.
Che cosa controllare
- L'importo lordo di dicembre e quello di gennaio: la differenza dovrebbe corrispondere all'indice, applicato per fasce.
- Tutte le pensioni insieme: chi ne riceve più d'una deve considerare la somma, perché le fasce si calcolano sul totale.
- Le voci aggiuntive: l'incremento per le pensioni minime, l'integrazione e la maggiorazione sono separate dalla rivalutazione.
- Il conguaglio dell'anno dopo: se l'indice definitivo del 2026 sarà diverso dall'1,4 per cento, la differenza arriverà nel 2027.
In sintesi, la rivalutazione provvisoria del 2026 è dell'1,4 per cento pieno per chi ha, sommando tutti i trattamenti, una pensione lorda fino a 2.413,60 euro al mese. Sopra quella cifra l'aumento si riduce gradualmente, solo sulla parte eccedente. Per i dubbi sul proprio importo il riferimento resta il cedolino nell'area personale dell'INPS. Se una differenza non torna e c'è il timore di un errore, la nostra pagina su come l'INPS recupera le somme pagate in più spiega che cosa succede nel caso opposto.
Fonti ufficiali
- INPS, Pensioni 2026: i nuovi importi e le date di pagamento, indice provvisorio dell'1,4 per cento e trattamento minimo
- INPS, Circolare n. 153 del 19 dicembre 2025, fasce di rivalutazione, conferma dell'indice 2025 e incremento per le pensioni minime
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, decreto interministeriale del 19 novembre 2025, pubblicato nella Gazzetta n. 277 del 28 novembre 2025
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