La no tax area dei pensionati e chi alla fine non paga l'IRPEF
Fino a 8.500 euro di reddito l'imposta si azzera. Oltre quella cifra non scatta un salto, ma una detrazione che si assottiglia piano. Come funziona nel 2026.
Due pensionati con assegni simili possono pagare tasse molto diverse, e uno dei due può non pagarne affatto. Il motivo non è un'agevolazione speciale né un errore della trattenuta: è il modo in cui l'IRPEF tratta i redditi da pensione. Sotto una certa cifra l'imposta si azzera. Sopra, non scatta un salto improvviso, ma una detrazione che si riduce un po' alla volta. Capire questo meccanismo aiuta a leggere il cedolino e anche la Certificazione Unica.
Che cosa vuol dire "no tax area"
L'espressione non indica una legge, ma un effetto. Per i pensionati la legge prevede una detrazione d'imposta che, fino a un certo reddito, è uguale o superiore all'imposta lorda. Il risultato è un'IRPEF netta pari a zero. Dal 2022, con la riforma introdotta dalla legge di bilancio di quell'anno, quella soglia è di 8.500 euro di reddito complessivo.
I conti tornano in modo semplice: 8.500 euro per l'aliquota del 23 per cento fanno 1.955 euro di imposta lorda, esattamente pari alla detrazione massima per i redditi da pensione. Fino a quella cifra, imposta e detrazione si annullano.
Le aliquote del 2026
La legge di bilancio 2026 ha ridotto la seconda aliquota dal 35 al 33 per cento. Secondo l'Agenzia delle Entrate, gli scaglioni in vigore sono questi:
| Scaglione di reddito | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.000 a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
Per la grande parte delle pensioni basse e medie, quindi, l'aliquota che conta è la prima. Il taglio al 33 per cento riguarda solo chi supera i 28.000 euro.
La detrazione per i pensionati
La detrazione per redditi da pensione, prevista dall'articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, cambia con il reddito complessivo:
- fino a 8.500 euro: 1.955 euro, e comunque non meno di 713 euro;
- da 8.500 a 28.000 euro: 700 euro più 1.255 euro moltiplicati per (28.000 meno il reddito) e divisi per 19.500;
- da 28.000 a 50.000 euro: 700 euro moltiplicati per (50.000 meno il reddito) e divisi per 22.000;
- oltre 50.000 euro: nessuna detrazione.
Per i redditi tra 25.000 e 29.000 euro si aggiungono altri 50 euro. La detrazione è rapportata al periodo dell'anno in cui si è ricevuta la pensione: chi è andato in pensione a luglio ne riceve circa la metà.
Quattro pensioni, quattro imposte
| Reddito annuo | Imposta lorda | Detrazione | IRPEF netta |
|---|---|---|---|
| 8.000 € | 1.840,00 € | 1.955,00 € | 0 € |
| 12.000 € | 2.760,00 € | 1.729,74 € | 1.030,26 € |
| 20.000 € | 4.600,00 € | 1.214,87 € | 3.385,13 € |
| 30.000 € | 7.100,00 € | 636,36 € | 6.463,64 € |
Esempio illustrativo. L'imposta effettiva può cambiare per altri redditi, altre detrazioni, giorni di pensione e addizionali regionali e comunali.
Nel caso dei 30.000 euro, l'imposta lorda è calcolata così: 23 per cento su 28.000 euro, cioè 6.440 euro, più 33 per cento sui 2.000 euro successivi, cioè 660 euro.
Quale reddito conta
La detrazione si calcola sul reddito complessivo, al netto della rendita dell'abitazione principale. Se oltre alla pensione ci sono altri redditi, come l'affitto di un appartamento, un piccolo lavoro o una seconda pensione, la detrazione si riduce di conseguenza. È il caso tipico di chi riceve due pensioni da enti diversi: ciascun ente applica la detrazione come se la sua fosse l'unica, e alla fine dell'anno si scopre di dover versare una differenza.
Alcune somme, invece, non entrano nel reddito: per esempio la quattordicesima, l'assegno sociale e le prestazioni di invalidità civile come l'indennità di accompagnamento, che non sono soggetti a IRPEF.
Le addizionali e la dichiarazione
Oltre all'IRPEF ci sono le addizionali regionale e comunale, con aliquote che dipendono dal luogo di residenza. Secondo le istruzioni del 730/2026, chi ha solo redditi di pensione fino a 8.500 euro, per un anno intero, è esonerato dalla dichiarazione e non deve le addizionali. Se per qualche motivo gli sono state trattenute, può recuperarle presentando la dichiarazione.
Esonerato è anche, in generale, chi riceve la pensione da un solo ente, o da più enti quando l'ultimo ha fatto il conguaglio. La dichiarazione resta però una possibilità utile: chi ha spese mediche, interessi del mutuo o altre spese detraibili può recuperare una parte dell'imposta pagata.
Per chi conta, che cosa controllare
- Chi ha una pensione vicina agli 8.500 euro: un piccolo reddito in più rende l'imposta diversa da zero.
- Chi riceve due o più pensioni: è il caso in cui più spesso arriva un conguaglio a debito.
- Chi è andato in pensione in corso d'anno: la detrazione è rapportata ai giorni di pensione.
- Chi ha spese detraibili: anche con un'imposta bassa, il 730 può restituire qualcosa.
In sintesi
Fino a 8.500 euro di reddito complessivo un pensionato non paga IRPEF, perché la detrazione copre interamente l'imposta. Oltre quella cifra la detrazione scende gradualmente e l'imposta cresce senza scatti. Nel 2026 la seconda aliquota è scesa al 33 per cento, ma per le pensioni sotto i 28.000 euro non cambia nulla. Chi vuole capire come la rivalutazione o l'integrazione al minimo si riflettono sul netto, trova il dettaglio nel cedolino e nella Certificazione Unica.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, Aliquote e calcolo dell'IRPEF, scaglioni 2026 e riduzione della seconda aliquota al 33 per cento
- Agenzia delle Entrate, Istruzioni per la compilazione del modello 730/2026, detrazioni per redditi da pensione ed esonero dalla dichiarazione
- Ministero dell'Economia e delle Finanze, legge di bilancio 2026
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