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Pensioni, fisco e casa, spiegati con calma

Quando l'INPS chiede indietro una somma già pagata

Una lettera che parla di "indebito" spaventa. Prima di pagare conviene capire da dove nasce la richiesta, quali tempi valgono e che cosa si può contestare.

Redazione Aharinc

6 minuti di lettura
Un uomo sui sessantacinque anni apre una busta bianca alla scrivania di casa.
Fotografia illustrativa. Le persone ritratte non sono beneficiari di alcuna prestazione citata nell'articolo.

Una busta dell'INPS, la parola "indebito" in grassetto e una cifra da restituire. Per molti pensionati è il momento più sgradevole dell'anno, soprattutto quando la somma è stata già spesa da tempo, in buona fede. La prima reazione è pagare subito per chiudere la questione, oppure ignorare la lettera sperando che si risolva da sola. Nessuna delle due è la scelta migliore.

Questo è il terzo capitolo della nostra serie sulle carte della pensione. Spiega da dove nascono queste richieste, quali tempi contano e che cosa si può fare prima di pagare.

Che cosa dice la lettera

La comunicazione di indebito deve indicare almeno quattro cose: il motivo per cui la somma non era dovuta, il periodo a cui si riferisce, l'importo e le modalità di recupero proposte. La stessa comunicazione è consultabile anche nell'area personale del sito dell'INPS, nella sezione dedicata alla visualizzazione degli indebiti.

Prima di qualsiasi altra mossa conviene leggere con calma proprio il motivo. È lì che si capisce se si tratta di un errore di calcolo, di un reddito non aggiornato o di un cambiamento della situazione familiare.

L'INPS non chiede mai di pagare un indebito tramite un link ricevuto per SMS o per e-mail, né chiede credenziali o dati della carta al telefono. In caso di dubbio si controlla la propria area personale sul sito ufficiale, si chiama il Contact Center o ci si rivolge a un patronato.

Da dove nasce un indebito

Le cause più frequenti, per chi è già in pensione, sono legate al reddito. Molte voci dell'assegno dipendono infatti dai redditi del pensionato o della coppia: l'integrazione al minimo e la maggiorazione sociale, la quattordicesima, le riduzioni della pensione di reversibilità, l'assegno sociale.

L'INPS le paga sulla base dei dati di cui dispone e ogni anno le verifica con i redditi effettivi. La legge 412 del 1991 prevede appunto una verifica annuale e il recupero delle somme pagate in eccesso entro l'anno successivo. Se nel frattempo il reddito è aumentato, per un'eredità, un affitto o il reddito del coniuge, la differenza diventa un indebito.

Altre cause tipiche sono la mancata presentazione della dichiarazione reddituale RED, che porta prima alla sospensione e poi alla revoca delle prestazioni collegate al reddito, e le pensioni pagate dopo un decesso, che la banca o gli eredi devono restituire.

Quando la somma non va restituita

Esiste una tutela importante per chi ha ricevuto le somme in buona fede. L'articolo 52 della legge 88 del 1989, letto insieme all'articolo 13 della legge 412 del 1991, stabilisce che le somme pagate per errore dell'Istituto non si recuperano, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato. La tutela vale a tre condizioni:

  • il pagamento si basava su un provvedimento formale e definitivo;
  • quel provvedimento era stato comunicato al pensionato;
  • il pensionato non aveva omesso o taciuto fatti rilevanti, come un reddito da dichiarare.

La distinzione è decisiva. Se l'errore è dell'INPS e il pensionato non poteva accorgersene, la somma di norma resta a lui. Se l'indebito nasce da un reddito non comunicato, la tutela non si applica.

Il limite dei dieci anni

Il diritto dell'INPS a riavere una somma si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, previsto dal codice civile. Secondo la circolare INPS n. 47 del 2018, possono essere recuperate solo le somme riferite ai dieci anni precedenti la comunicazione, e la prescrizione viene applicata d'ufficio. Una richiesta che riguarda periodi più lontani merita quindi un controllo attento delle date.

Prima di pagare, si legge il motivo. È lì che si capisce se la richiesta regge.

Trattenuta o rate

Se l'indebito è dovuto, ci sono due strade principali.

La trattenuta sulla pensione. L'INPS può recuperare la somma trattenendo una parte dell'assegno. Il limite massimo è un quinto delle pensioni lorde, senza intaccare il trattamento minimo. Per i redditi più bassi questa quota si riduce ulteriormente: secondo le tabelle 2026 del 60 per cento fino a 9.727,77 euro di reddito, del 40 per cento fino a 15.908,10 euro e del 20 per cento fino a 31.816,20 euro.

La rateizzazione. Per importi superiori a 100 euro si può chiedere di pagare a rate. Secondo le regole della circolare del 2018 la rata minima è di 60 euro al mese e il piano può arrivare a 72 mesi. Da aprile 2026 la richiesta si può presentare anche online: fino a 72 rate per gli indebiti sulla pensione, mentre per altre tipologie di indebito il numero massimo di rate è più basso. La domanda va fatta entro 30 giorni dalla prima comunicazione.

Un esempio con le rate

Esempio di calcolo
Quattordicesima non spettante, dopo la verifica dei redditi504,00 €
Maggiorazione pagata in eccesso per 12 mesi1.296,00 €
Indebito comunicato1.800,00 €
Rata minima mensile60,00 €
Durata del piano alla rata minima30 mesi

Caso di fantasia, semplificato. Il piano effettivo, la rata e le eventuali riduzioni dipendono dalla comunicazione dell'INPS e dalla situazione reddituale.

Come si contesta

Chi ritiene che la richiesta sia sbagliata ha due strumenti. Il primo è l'istanza di riesame, una richiesta di nuovo esame rivolta alla sede INPS: non ha scadenza, ma non sospende i termini per il ricorso. Il secondo è il ricorso amministrativo, da presentare online entro 90 giorni dalla ricezione del provvedimento al comitato competente. Per la gestione dei dipendenti pubblici il termine indicato dall'INPS è più breve.

Se il motivo è un errore di calcolo della pensione, si può chiedere anche una ricostituzione, cioè un ricalcolo. In tutti questi passaggi i patronati offrono assistenza gratuita.

I passi, in ordine

  1. Leggere motivo, periodo e importo, e confrontarli con i propri redditi di quegli anni.
  2. Controllare le date: le somme oltre i dieci anni dalla comunicazione non si recuperano.
  3. Valutare se la somma è stata percepita per un errore dell'INPS, senza omissioni da parte propria.
  4. Se ci sono dubbi, presentare riesame o ricorso entro i termini, meglio con l'aiuto di un patronato.
  5. Se la somma è dovuta, scegliere tra trattenuta e rateizzazione entro 30 giorni.

In sintesi, un indebito è una richiesta da prendere sul serio, ma non va pagato a scatola chiusa. Spesso nasce da un reddito non aggiornato, e il modo migliore per evitarlo negli anni successivi è tenere allineati i dati presso l'INPS. Il prossimo capitolo della serie spiega come funziona la rivalutazione annuale, l'altra causa più comune di differenze sul cedolino.

Fonti ufficiali

Aharinc è un sito privato di informazione sponsorizzata, pubblicato da Prudentials OÜ. Non è l'INPS né un altro ente pubblico e non ha alcun legame con essi. Il sito non gestisce domande o pratiche di alcun tipo e non chiede compensi. Le cifre riportate sono tratte dalle fonti ufficiali indicate, verificate alla data di pubblicazione (), e gli esempi di calcolo sono illustrativi: non sono una promessa né la quantificazione di ciò che spetta a un singolo lettore. Non comunicare mai credenziali SPID, CIE o PIN, codice fiscale o IBAN a un sito in risposta a un articolo. Per la propria posizione fanno fede inps.it, il Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) o un patronato.

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