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Pensioni, fisco e casa, spiegati con calma

La differenza tra assegno di invalidità civile e pensione di inabilità

Stesso importo mensile, limiti di reddito lontanissimi. Che cosa separa le due prestazioni e che cosa succede a entrambe al compimento dei 67 anni.

Redazione Aharinc

5 minuti di lettura
Un uomo con il bastone parla con la figlia su una panchina di una piazza alberata.
Fotografia illustrativa. Le persone ritratte non sono beneficiari di alcuna prestazione citata nell'articolo.

Nel linguaggio di tutti i giorni si parla di "pensione di invalidità" per indicare cose molto diverse. Tra le prestazioni di invalidità civile, quelle pagate dall'INPS a chi ha una ridotta capacità lavorativa indipendentemente dai contributi, due vengono confuse più spesso: l'assegno mensile di assistenza e la pensione di inabilità. Nel 2026 hanno lo stesso importo mensile. Ma la percentuale di invalidità richiesta è diversa, e il limite di reddito è più di tre volte più alto per una che per l'altra.

Stesso importo, prestazioni diverse

Entrambe sono prestazioni assistenziali, finanziate dallo Stato e non dai contributi. Entrambe spettano tra i 18 e i 67 anni a chi risiede in Italia e ha ottenuto il riconoscimento sanitario da parte della commissione medica. Entrambe valgono, nel 2026, 340,71 euro al mese per tredici mensilità. Le differenze stanno nel grado di invalidità, nel limite di reddito e nel rapporto con il lavoro.

Da non confondere con l'assegno ordinario di invalidità dell'INPS, che è invece una prestazione previdenziale, basata sui contributi versati dal lavoratore, con regole del tutto diverse.

L'assegno mensile, dal 74 al 99%

L'assegno mensile di assistenza spetta agli invalidi civili parziali, con una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta tra il 74 e il 99 per cento. Il limite di reddito personale per il 2026 è di 5.852,21 euro l'anno. Conta solo il reddito della persona, non quello del coniuge.

C'è poi il requisito del lavoro. Per anni l'INPS lo aveva interpretato in modo rigido, come assenza totale di attività lavorativa. Dal 2021, con il decreto-legge 146, la regola è stata chiarita: il requisito è rispettato se il reddito da lavoro resta sotto il limite di reddito previsto per la prestazione. Ogni anno i titolari dichiarano la propria situazione con il modello ICLAV.

La pensione di inabilità, al 100%

La pensione di inabilità spetta agli invalidi civili totali, con una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta al 100 per cento. L'importo è lo stesso dell'assegno mensile, 340,71 euro, ma il limite di reddito personale è molto più alto: 20.029,55 euro l'anno nel 2026. Anche qui conta solo il reddito della persona.

Stesso assegno mensile, ma un limite di reddito di 5.852 euro per uno e di oltre 20.000 per l'altro.

Le due prestazioni a confronto

Assegno mensile e pensione di inabilità nel 2026. Fonte: circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, Allegato 2, e schede INPS.
 Assegno mensilePensione di inabilità
Invalidità riconosciutadal 74 al 99%100%
Età18-67 anni18-67 anni
Importo mensile 2026340,71 € per 13 mesi340,71 € per 13 mesi
Limite di reddito personale 20265.852,21 €20.029,55 €
Reddito del coniugenon contanon conta
Lavoroammesso entro il limite di redditoconta solo il limite di reddito
Maggiorazione socialenosì, alle condizioni di reddito
A 67 anniassegno sociale sostitutivoassegno sociale sostitutivo

Due esempi

Esempi illustrativi, 2026
Invalidità all'80%, lavoro part-time con 4.800 € l'annoassegno: sì
Invalidità all'80%, lavoro con 7.000 € l'annoassegno: no
Invalidità al 100%, reddito proprio 12.000 €, coniuge 30.000 €pensione: sì

Casi di fantasia. Nel primo e nel secondo la differenza la fa il limite di 5.852,21 euro. Nel terzo il reddito del coniuge non conta e quello personale è sotto i 20.029,55 euro. L'esito reale dipende dal verbale sanitario e dai redditi verificati dall'INPS.

Maggiorazione e accompagnamento

Per gli invalidi civili totali, dai 18 anni, è prevista anche la maggiorazione sociale, il cosiddetto incremento al milione, con limiti di reddito propri e, per chi è sposato, di coppia. Secondo le tabelle INPS di dicembre l'incremento sulla pensione di inabilità era di 407,58 euro al mese; la legge di bilancio 2026 vi ha aggiunto 20 euro mensili. Sommando le cifre ufficiali, chi ha diritto all'importo pieno arriva allo stesso importo garantito delle pensioni più basse, 768,29 euro al mese.

Del tutto separata è l'indennità di accompagnamento, che spetta a chi, oltre all'invalidità totale, non è in grado di camminare senza aiuto o di compiere da solo gli atti quotidiani. Non dipende dal reddito né dall'età, e nel 2026 vale 551,53 euro al mese per dodici mensilità. Può sommarsi alla pensione di inabilità.

Che cosa succede a 67 anni

Al compimento dei 67 anni sia l'assegno mensile sia la pensione di inabilità vengono trasformati d'ufficio dall'INPS in un assegno sociale sostitutivo. Non serve una nuova domanda. Secondo la circolare INPS di dicembre 2025, a questo assegno continuano ad applicarsi i limiti di reddito personale previsti per le prestazioni di invalidità, non quelli dell'assegno sociale ordinario, che guardano invece anche al reddito del coniuge.

Dopo i 67 anni chi riceve l'assegno sociale sostitutivo resta soggetto alle verifiche annuali: la dichiarazione reddituale se richiesta, e le dichiarazioni di responsabilità sui ricoveri e sulla residenza.

Che cosa controllare

  • La percentuale indicata nel verbale della commissione medica: è quella che decide quale prestazione spetta.
  • Il proprio reddito personale dell'anno, compreso il reddito da lavoro, rispetto al limite della prestazione.
  • Le dichiarazioni annuali ICLAV e ICRIC: se non vengono presentate, il pagamento può essere sospeso.
  • Per gli invalidi totali, se nel cedolino compare la maggiorazione sociale e se i redditi presso l'INPS sono aggiornati.
  • In caso di aggravamento, la possibilità di chiedere una revisione dello stato di invalidità.

In sintesi: assegno mensile dal 74 al 99 per cento, pensione di inabilità al 100 per cento, stesso importo di 340,71 euro, limiti di reddito molto diversi. A 67 anni entrambe diventano un assegno sociale sostitutivo senza bisogno di domanda. Per la domanda iniziale servono un certificato del medico curante e la visita della commissione: il percorso è gratuito, e i patronati possono seguirlo passo per passo. Per chi assiste un familiare con invalidità vale la pena conoscere anche lo sconto sulle bollette legato all'ISEE.

Fonti ufficiali

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